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William Apess

William Apess fu il primo scrittore nativo indiano della tribù dei Pequod; nasce nel 1798 a Colrain, piccolo villaggio agreste nel Western Massachusetts ai confini con il Vermont. La sua infanzia è contrassegnata dalla povertà, dall’abbandono e dagli abusi domestici, ma ciò nonostante impara a leggere e scrivere. Come per altri poveri degli inizi del 19° secolo, la famiglia Apess possedeva ben poco e si muoveva spesso cercando lavoro per pagare i debiti. I genitori si dividono e lasciano William ed i fratelli presso i nonni che a malapena potevano sfamarli e vestirli. La nonna alcolizzata ne fa abuso; in un’occasione lo picchia così violentemente quasi da ucciderlo. Dopo questo fatto William viene assunto quale inserviente da un vicino di casa. Lavorò fino ai 21 anni in cambio di cibo, vestiario, un posto ove vivere, l’alfabetizzazione di base e l’educazione cristiana. Si unisce al credo Metodista che attirava i poveri in virtù delle riunioni emozionali e dei massaggi di speranza. Tanto che altri credi religiosi consideravano la chiesa metodista pericolosa, una forma di fanatismo religioso. Quando il padrone conservatore di Apess si risente per la sua fede religiosa, Apess fugge. Convertitosi al Cristianesimo vaga nel New England ed in Canada, talvolta solo, talvolta in compagnia di Nativi Indiani. Per sue parole, narra di essere stato spesso ubriaco. Nel 1820 finalmente ritorna a Colrain ed alla sua fede religiosa. Si sposa ed abbandona l’alcolismo, tanto che da considerare la sua sobrietà una delle maggiori benedizioni divine. Sentendosi chiamato da Dio per la predicazione, diventa predicatore errante impegnato a convertire i Nativi Indiani in Massachusetts e nel Rhode Island alla cristianità. Al contempo richiedeva ai bianchi di riconoscere gli Indiani quali membri con uguali diritti d’appartenenza nella famiglia di Dio. Apess non solo sapeva leggere e scrivere, bensì anche usare il linguaggio e le immagini della Cristianità per denunciare le ingiustizie della discriminazione razziale e l’ipocrisia dei bianchi Americani. L’eloquenza delle espressioni e le sottili argomentazioni dei suoi discorsi e dei suoi libri condannavano lo stereotipo dell’indiano ignorante, primitivo e privo del diritto di cittadinanza. A 30 anni si stabilisce a Cape Cod ove aiuta gli Indiani della tribù Mashpee ad auto governarsi, assistendoli nella lotta per mantenere il controllo della propria terre  e delle risorse. Diede espressione al loro malcontento e li aiutò nella stesura della “Indian Declaration of Independence” indirizzata al Governatore del Massachusetts e firmata da circa 100 uomini e donne. In questo documento Apess fa uso appropriato del linguaggio patriottico repubblicano per i diritti dei Nativi Americani. Fu arrestato e sbattuto in prigione, considerato agitatore pericoloso dai bianchi; ciò nonostante trovò simpatia da parte di giornali. Nel 1834 il nuovo Governatore supportò la legge che diede agli Indiani Mashpee gli stessi diritti di auto-governo degli altri cittadini del Massachusetts. Apess e la sua famiglia rimasero con i Mashpee per molteplici anni. Pubblica cinque libri ed un’autobiografia: è il primo Nativo Americano a scrivere un’autobiografia che viene pubblicata. Nel 1837 scompare completamente dai dati storici fino a ritrovare il suo nome in un annuncio funerario apparso in un giornale di New York nel 1839. Fortunatamente le sue parole scritte rimangono.