BOSTON Women Artists Walking Tour: un itinerario alla scoperta delle donne di Back Bay
“Ricordati delle donne e nel nuovo Codice che immagino dovrete scrivere siate più generosi e più attenti a loro di quanto non abbiano fatto i vostri antenati”. Così scriveva Abigail Adams a suo marito John, futuro presidente degli Stati Uniti, nel marzo del 1776 alla vigilia della Dichiarazione d’Indipendenza Americana. Abigail era una donna dal forte temperamento e dal sagace acume politico. Fu moglie del secondo presidente americano e madre del sesto, ma le sue parole furono a lungo inascoltate e dovette passare più di un secolo prima che la lotta delle suffragette portasse alla conquista del voto e segnasse una svolta importante nella storia della lunga lotta per l’emancipazione femminile.
Questa vicenda e, più in generale, la storia del contributo femminile allo sviluppo della società, è ciò che vogliono raccontare le donne del Boston Women’s Heritage Trail (BWHT): si tratta di un’organizzazione no-profit, fondata nel 1989, il cui scopo è di valorizzare e porre l’accento sull’importanza dell’attività e dell’opera intellettuale e artistica delle donne di Boston, tramite la realizzazione di una serie d’itinerari tematici che si snodano lungo le strade della città. Un’opera capillare che in poco più di 15 anni ha già condotto alla realizzazione di ben 12 percorsi.
Tra questi merita una particolare menzione il Women Artists in the Back Bay – A Walking Tour, un itinerario di circa un’ora e mezzo completamente disegnato all’interno dell’area di Back Bay, l’antico centro della vita artistica cittadina. Fu proprio nello Studio Building tra Boylston Street e Park Square che William Morris Hunt cominciò ad insegnare la pittura alle donne nel 1864, destando le critiche dei suoi contemporanei.
Ma il suo sforzo e quello delle sue allieve non fu inutile. Ben presto si venne a formare una vera e propria comunità artistica al femminile, che contribuì a creare ad un progetto culturale ambizioso ed anticipatore dei tempi: la creazione della “Donna Nuova”. La comunità era raggruppata attorno alle vie di Back Bay, il nuovo quartiere che stava sorgendo a seguito dell’opera di bonifica della zona, portata a compimento nella seconda metà dell’800. In Boylston Street aveva il suo studio, il Lily Glass Works, l’eclettica pittrice Sarah Wyman Whitmam, autrice di alcune delle vetrate colorate della Trinity Church e dell’Harvard’s Memorial Hall a Cambridge, nonché di panorami, ritratti e illustrazioni per l’editore Houghton Mifflin. Lungo la fila di case allineate sulla stessa via lavoravano anche la fotografa ritrattista Alice Austin, la rilegatrice Mary Sears, l’orefice Elizabeth Copeland, la pittrice Lilla Cabote la miniaturista Laura Coombs Hills.
Anche l’area del Public Gardenè stata direttamente o indirettamente influenzata dal lavoro d’alcune donne: la Boy and Bird Fountain (1934) è opera, infatti, di Bashka Paeff, un’ebrea-russa che si manteneva gli studi vendendo piccoli oggetti nella stazione della metropolitana di Park Street. Una curiosità: la statua del senatore abolizionista Charles Summer avrebbe dovuto essere realizzata da Anne Whitney. Ma il Boston Art Committee, una volta scoperto cha il vincitore del concorso pubblico per l’assegnazione dell’opera era una donna, decise di affidare il lavoro a Thomas Ball, celebre scultore del tempo.
Nei pressi del Public Garden, tra Arlington e Clarendon Street, vivevano e lavoravano, a cavallo del ‘900, un altro folto gruppo d’artiste, tra cui la scultrice Katharine Lane Weems, che dovette a lungo combattere contro l’opposizione della sua facoltosa famiglia d’origine, e l’illustratrice Ethel Reed, i cui innovativi disegni traevano ispirazione dalle stampe giapponesi e dall’Art Nouveau.
Ma le donne di Back Bay si occupavano anche di collezioni d’arte: la celeberrima Isabella Steward Gardner abitava al 150-152 di Beacon Street prima di trasferirsi nel suo famoso palazzo in stile veneziano, ora sede di uno dei più conosciuti musei di Boston. La maggior parte delle opere lì esposte provengono proprio dalla raccolta personale della facoltosa mecenate bostoniana (opere di Rembrandt, Tiziano, Raffaello, Botticelli, Degas e Sargent. Aperto dal martedì al sabato dalle 11 alle 17: www.gardnermuseum.org)
Ancora lungo Boylston Street, in direzione Copley Square, si trovavano, all’inizio del ‘900, la maggior parte delle gallerie dove gli artisti esponevano le loro opere. Al 402, presso le Rowlands Galleries, fece il suo debutto nel 1908 Lilian Westcott Hale, la pittrice dal tratto leggero come le ali di una farfalla secondo quanto ebbe a sostenere William McGregor Paxton. Nota per le sue miniature e per i suoi quadri floreali a pastello o ad acqua, Laura Hills esponeva, invece, presso la Copley Gallery al numero 431della stessa via.
L’elenco potrebbe proseguire a lungo, ma il cuore pulsante della vita artistica bostoniana si trovava nel centro di Back Bay, presso l’attuale Copley Square, chiamata significativamente fino al 1883 Art Square. Attorno al suo perimetro si trovano, infatti, il capolavoro neo-romanico della Trinity Church ed importanti istituzioni come la Boston Public Library e la vecchia sede del Museum of Fine Arts e della sua scuola. Proprio in quest’ultimo edificio si formarono alcune delle più celebri artiste della città, tra le quali va ricordata la fondatrice della Copley Society, la più antica associazione americana no-profit dedita alla promozione ed allo sviluppo dell’arte, alla quale aderirono anche S. Whitman e L. W. Hale.
Ma la carriera artistica delle donne non era priva d’ostacoli e difficoltà. Il Boston Art Club, all’angolo tra Dartmouth e Newbury Street – ora sede della Muriel Snowden International High School -, può considerarsi un esempio paradigmatico dell’atteggiamento di una parte della società bostoniana. In questa celebre istituzione fondata nel 1855 potevano accedere esclusivamente gli uomini. Alcune artiste erano eccezionalmente ammesse solo quando la confraternita versava in situazioni finanziarie particolarmente precarie. Proprio in una di tali occasioni si tenne un’esposizione della scultrice afro-americana Meta Vaux Warrick Fuller (1877-1968). Anche la sua vicenda personale può essere considerata paradigmatica: dopo aver terminato gli studi a Parigi si trasferì nel Massachusetts a seguito del matrimonio con Solomon Fuller, il primo psichiatra afro-americano della storia degli Stati Uniti. Il marito si aspettava da lei un comportamento “convenzionale”, consono al ruolo che una moglie doveva sostenere nella società dell’epoca, ma ella utilizzò i propri fondi per aprirsi uno studio personale e lì dedicarsi alle sue opere sui temi del suffragio universale, della pace nel mondo e delle tradizioni afro-americane.
In questi ultimi anni a Boston si sta assistendo ad un rinnovato interesse verso il contributo apportato dalle donne allo sviluppo della città in ogni settore della vita civile, artistica ed intellettuale. Oltre ad istituzioni come il Boston Women’s Heritage Trail, lo stanno a testimoniare opere come il DuBarry’s Newbury Street Mural, sul quale appaiono, tra gli altri, alcune delle più celebri figure femminili della storia della città e il Boston Women’s Memorial in Commonwealth Aveneu, perché, com’ebbe a dire un cronista del 1889: “non c’è nulla di quello che fanno gli uomini che anche le donne non facciano oggi a Boston!” - www.bwht.org
|
|