Italiani nel Massachusetts

La Grande Migrazione

Dopo il 1890 gli Italiani cominciarono ad emigrare negli Stati Uniti in numero massiccio. Si calcola che tra il 1890 ed il 1920 circa sei milioni entrarono negli U.S.A. L’America offriva tutte quelle opportunità che all’epoca non erano disponibili in Italia. Tipicamente l’italiano che giungeva in America in quel periodo, vi arrivava con l’intenzione di trovare lavoro. Accumulare denaro per ritornare in patria, presso la famiglia d’origine ed il villaggio nativo con i risparmi guadagnati. C’era poca predisposizione a stabilirsi permanentemente. Per questo vennero chiamati “birds of passage”. Gli immigrati italiani furono attirati a Boston per una serie di fattori, La città area uno dei maggiori porti d’accesso negli U.S.A. con le sue facilitazioni d’entrata. Spesso gli immigrati impoveriti – non potevano permettersi di viaggiare più ad ovest, alla ricerca di condizioni maggiormente favorevoli, quali quelle offerte dalla California. Inoltre gli italiani già esistenti a Boston offrirono un valido appoggio ed aiuto ai nuovi arrivati. Ma il fattore più importante fu la disponibilità di molteplici lavori per gente poco preparata o istruita: costruzioni, trasporti, manifattura: tutti settori economici floridi, che a Boston e nella sua provincia potevano offrire lavoro. Tra le varie zone geografiche d’origine italiane, Napoli e la sua provincia furono una sacca importante dopo il 1890, mentre la Sicilia rappresentò almeno un quarto degli emigrati italiani del periodo complessivo della Grande Emigrazione.
L’Italia del nord fu rappresentativa per l’emigrazione precedente il 1890, ma continuò a fornire numeri significativi anche nel periodo successivo. La zona di Lucca fu un’area geografica di rilevante emigrazione.

Gli italiani giunsero quando il capitalismo industriale stava emergendo ed affrontarono condizioni particolarmente difficili d’inserimento a Boston. Boston, infatti, fu una città che nel 19° secolo non aveva avuto l’esperienza dell’immigrazione , ma dopo il 1846 la sua formazione etnica e religiosa era cambiata drammaticamente, avendo assistito all’arrivo di un vastissimo numero di immigrati irlandesi-cattolici, figgiti a causa della famosa carestia delle patate. Gli irlandesi lottarono a lungo per il proprio riconoscimento ed avanzamento. Basti solo pensare all’atteggiamento religioso dei protestanti bostoniani: la General Court of the Massachusetts Bay Colony aveva già nel 1630 adottato leggi anticattoliche scoraggiando in tal modo qualsiasi immigrazione nel periodo coloniale. Ma anche se nel 1780 fu adottata la Massachusetts State Constitution che eliminava status discriminatori, l’anticattolicesimo rimase comunque. Fu solo nel 1862 che l’Arcivescovo di Boston John Fitzpatrick, stabilì la St.Stephen’s Roman Catholic Church, chiesa presso la quale professavano il credo religioso gli immigrati italiani residenti nel North End.

Boston divenne l’unica grande città degli Stati Uniti ove gli irlandesi rappresentavano la maggioranza della popolazione. Nel 1920, infatti, gli Irish-Americans erano riusciti a posizionarsi nel mondo politico di Boston, nel pubblico impiego,nel movimento dei lavoratori e nella Chiesa cattolica, mentre la parte del potere protestante riusciva a mantenere il controllo del governo statale del Massachusetts ed i principali canali degli affari cittadini, nei commerci, nella finanza, nella cultura e nelle istituzioni filantropiche.
Rose Fitzegarld Kennedy nacque nel 1890 al Nr. 4 di Garden Court nel North End e fu un tempo parrocchiana della Saint Stephen’s Church sulla Havoner Street.
I nuovi immigrati a Boston, italiani, ebrei, slavi, lituani, greci, armeni furono esclusi dalle sfere del potere: i bostoniani americani protestanti e gli irlandesi americani cattolici. La difficoltà iniziali fino al 1920 riguardarono quindi l’inaccessibilità di avanzamento sia nella vita politica sia nel pubblico impiego, mentre le opportunità di carriera nei commerci erano praticamente inesistenti, poiché anche gli imprenditori italiani nuovi nel paese, non riuscivano ad ottenere crediti dalle istituzioni finanziarie locali, obbligandoli a dipendere da banche poco stabili per gli immigrati, quali ad esempio la banca Commerciale Italiana che - infatti – collassò durante la Grande Depressione.

Nel periodo tra il 1920 ed il 1945 gli italiani si dovettero confrontare con una serie di crisi che scossero l’intera comunità a Boston. Per prima la chiusura dell’immigrazione, tra il 1920 ed il 1924 e successivamente le ingiustizie associate al processo poi sfociato nell’esecuzione e condanna a morte di Sacco e Vanzetti. Niente fu più demoralizzante per gli italiani a Boston: l’esecuzione di Sacco e Vanzetti, arrestati inizialmente per rapina armata ed omicidio a South Braintree, Massachusetts; il fatto succede il 15 Aprile 1920.
Il Giudice Webster Thayer, determinato ed emettere il verdetto di colpevolezza contro i “pericolosi anarchici forestieri” , rifiutò d’accettare le testimonianze di italiani a difesa dei due imputati e de loro alibi. Nonostante l’evidenza sostanziale, discriminatoria, il Governatore Alan T.Fuller rifiutò di commutare la sentenza della pena di morte, che fu eseguita il 23 Agosto 1927. I corpi di Sacco e Vanzetti furono mostrati al Langone Funeral Parlor nel North End, ad oltre 100.000 persone che parteciparono alle veglia funebre, la più grande mai tenuta a Boston.

Si accavallarono anche eventi quali la presa di potere del 1922 del dittatore fascista Benito Mussolini, fino all’evento più traumatico lo stato di guerra tra Stati Uniti ed Italia, scoppiato nel 1941. che mise gli italiani  immigrati negli U.S.A., adottati dalla nuova patria, in una posizione di rivalità verso il paese d’origine. Tant’e che nel dicembre 1941 gli Stati Uniti chiesero ed istituirono un sistema di registrazione speciale per gli italiani “ alien enemy”. Fortunatamente nove mesi dopo gli Stati Uniti decisero che gli immigrati italiani non rappresentavano una minaccia ed esentarono gli “aliens” – ovvero gli italiani senza cittadinanza americana – dalle restrizioni imposte durante la guerra ad altre nazionalità nemiche.

Nonostante le oggettive difficoltà ed il clima  severo di limitate opportunità, molti italo americani s’imposero caparbiamente. Un esempio fu l’impegno di Rocky Marciano nel campo della competizione sportiva. Rocco Marchigiano risiedeva a Brockton, Massachusetts e nel 1952 vinse il campionato di Box dei pesi massimi e si ritirò mai sconfitto, nel 1956. Suo padre, Perrino Marchigiano, era emigrato da Chieti – un villaggio di pesca negli Abruzzi, - prima della Grande Guerra e si era stabilito a Brockton lavorando nell’industria calzaturiera, mentre al madre, Pasqualina Pacchiutto arrivò nel 1918 da San Bartolomeo, in provincia di Napoli.
Nella vita politica Andrew Badaracco, un agente immobiliare di successo nel North End di Boston, fu eletto primo italiano nella House of Representative del Massachusetts nel 1902.

 

IL NORTH END: il primo quartiere italiano a Boston

Sia il North End sia il West End di Boston divennero l’enclave primaria degli italiani a Boston.
Nel 1920 si stima che questi due quartieri raggiungessero i 50.000 abitanti.
Alcuni businessmen italiani di successo iniziarono le attività nel North End: mercanti, panettieri, impresari, farmacisti, commercianti di liquori, sarti e proprietari di ristoranti. L’esempio migliore è la PRINCE MACARONI COMPANY fondata da tre immigrati nella Prince Street del North End, agli inizi del 1900. La Prince Macaroni Company fu fondata da Micheal La Marca, Joseph Scaminara e Michael Cantella. Produceva pasta all’italiana nel North End. La pasta è stata prodotta in questo quartiere dal 1874. Altre aziende furono la BOSTON MACARONI COMPANY e la MARAVIGNA MACARONI COMPANY situata in North Street.

Nel 1902 il 19% degli immobili del North End era di proprietà di italiani. Nel 1922 la metà era nelle mani di italiani. Le infrastrutture organizzative del North End ebbero forte espansione con la creazione di istituzioni quali: Sacred Hearth Church nel 1888, St.John’s School nel 1903, St.Anthony School nel 1920 ed una pletora di società di mutuo soccorso religiose. Fu grazie ai residenti italiani nel North End che nel 1919 fu creata la Home for Italian Children, l’istituzione filantropica italiana leader a Boston.
Ciò nonostante la lentezza degli italiani nel richiedere la residenza e la cittadinanza rese ancor più difficoltosa la scalata nel mondo politico. Lo sviluppo della comunità italiana nel West End arrivò successivamente, a saturazione del quartiere del North End. Le due comunità formavano un’unica entità etnica, con gli italiani del West End che dipendevano dagli stessi negozi, servizi ed istituzioni sociali del North End. Gli italiani non furono mai una maggioranza numerica nel West End, bilanciandosi con gli ebrei, gli irlandesi, i polacchi e i lituani. Inoltre il West End subì  - durante gli anni ’60 – una devastante ristrutturazione urbana ad iniziativa del piano regolatore civico di Boston, mentre il North End sopravvisse intatto ed originale, tanto che ancora oggi ci si riferisce quale “Little Italy” di Boston.
Poche furono le variazioni architettoniche, tra queste, una curiosa: la casa del patriota americano della Rivoluzione, Paul Revere, oggi è un’attrattiva turistica nel cuore del North End, sulla North Square, ma verso la fine del XX secolo ospitava la Banca Italiana, una della tante banche per gli immigrati, in grado di fornire servizi critici alla comunità. Il restauro della casa storica del patriota iniziò nel 1908.

Nel West End gli italiani si ritrovavano nel 1937 alla Cassaro’s Bakery sulla West Margin Street, di proprietà di Louis Cassaro. Numerose erano le botteghe dei barbieri nel West End e a Boston in generale: nel 1930 più della metà dei barbieri nella lista del Boston City Directory, era di italiani. Gli italiani fecero fortuna con il business dell’import-export. Notevoli furono i successi di John De Ferrari. Nel 1947 John De Ferrari donò tre milioni di dollari alla Boston Public Library, una delle maggiori istituzioni pubbliche cittadine e questo fu  il maggior lascito pubblico nella storia di Boston.  De Ferrari, nato nel North End nel 1865, fu il classico self-made-man che da autodidatta studiò legge dell’immobiliare, business, economia e statistica leggendo i libri della Boston Public Library, presi in prestito. Esiste ancora oggi una De Ferrari Hall nella biblioteca sulla Copley Square, dedicata in suo onore.
Altre storie italiane di successo: quella di Pietro Pastene, fondatore della Pastene & Company e quella di John Cifrino, che fondò la prima catena di supermercati in America. John Cifrino nacque a Prepazzano in provincia di Salerno nel 1879, immigrò a Boston nel 1895 all’età di sedici anni. Nel 1901 aprì l’UPHAM’S CORNER MARKET a Dorchester, Massachusetts, un quartiere suburbano di Boston, ed – alla fine – sviluppò il mercato più grande del mondo, considerato il primo supermercato americano. Successivamente Cifrino divenne il Presidente dei Supreme Markets.
Un livello secondario d’impresa ebbe successo ancor maggiore: barbieri, panettieri, pizzicagnoli, sarti e negozi di frutta, ciabattini, tanto da fornire sussistenza esistenziale per mantenere famiglie intere e raggiungere un buon livello di confort e sicurezza. Tra questi, ad esempio, Santi Panarello giunse a Boston da Scaletta Zanclea, in provincia di Messina e fece fortuna con il fratello: nel 1909 dirigeva una catena di nove barbieri al 181 di Court Street, Bowdoin Square a Boston.

I mercanti italiani esercitavano i propri commerci nei mercati di Faneuil Hall e Blackstone Street. Altri aprirono ristoranti di classe. Tra questi PIERONI’S al 78 di Park Square a Boston, svolse la sua funzione di albergo e di ristorante. Il Ristoratore Marciano di Pesa  arrivò a Boston da immigrante nel 1883 e poco dopo aprì l’HOTEL ITALY sulla North Square, nel North End. Nel 1910 comperò un hotel mal messo nel West End all’84 di Friend Street, e lo ribattezzò HOTEL NAPOLI convertendo il salone di 600 posti in uno dei migliori ristoranti di Boston.Tra gli chef Edward Bonello di Somerville fu cuoco al Parker House dell’Omni Parker House a Boston, storico albergo, Vi lavorò per vent’ani consecutivi succedendo allo zio John Bonello, che nel 1935 fu nominato uno dei dieci migliori chef degli Stati Uniti. Edward, più tardi, prese posto di capo cuoco all’Harvard Club. Suo fratello Mario fu pure cuoco di successo. La famiglia Bonello giunse negli Stati Uniti da Serravalle d’Asti, Piemonte.

Nel North End gli agenti del lavoro organizzavano gruppi di operai che lavoravano nei maggiori cantieri edili, talvolta a centinai di chilometri da Boston. Francesco Ventresca di professione muratore, giunse nel North End da Sulmona degli Abruzzi nel 1947, con la seconda ondata migratoria, inferiore alla prima, e che si sviluppò dopo la Seconda Guerra Mondiale. La figlia Adelia di diciassette anni non parlava italiano e s’iscrisse al corso di lingua inglese della Michelangelo School del North End. Adelia ritornò a Sulmona nel 1949 per sposarsi con Cleto Crognale, anch’egli muratore. I Crognale rimasero in Italia fino al 1952 poiché Cleto doveva terminare il servizio militare. Emigrarono definitivamente a Boston e si stabilirono nel North End, in Clark Street. Nel 1966 si spostarono a Newton, nell’area suburbana di Boston ove continuano a risiedere.

Ma la pesca dagli inizi del ‘900 ebbe parte importante grazie alla comunità italiana che giocò un ruolo fondamentale  e contribuì al boom di quest’industria, in parte in crisi.Con lo spostamento dei pescherecci – nel 1914 – a South Boston, i pescatori siciliani dominarono con una buona flotta di pescherecci di proprietà, che operava dal molo T Wharf di Boston. Si specializzarono nella pesca della passera nera, dei molluschi, delle aringhe, delle anguille, dei granchi e delle granseole fornendo alle aziende all’ingrosso la vendita del pescato a tutte le comunità italiane negli Stati Uniti. Vincent Bono (Jimmy) migliorò le barche dal padre Raimondo usate fin dagli inizi del secolo, e rifornì i pescherecci di radio di bordo. Tra i pescherecci è famoso il Carmen & Vince. Raimondo Bono e Filomena, la moglie, arrivarono da Sciacca, Sicilia a New York; qui si sposarono e decisero di spostarsi a Boston puntando sulla pesca. Raimondo fu un membro della Società Madonna del Soccorso di Sciacca. Lui ed i figli ormeggiarono i pescherecci a T Wharf a Boston, sede incontrastata della flotta italiana di pesca. Tre generazioni di Boston hanno investito nell’industria locale della pesca. La Madonna del Soccorso fu fondata nel 1920, e la Santa Patrona dei Pescherecci viene trasportata a spalla da quattordici uomini, ogni anno dalla sua sede permanente al Fishermen’s Club, all’11 di Lewis Street nel North End di Boston, attraverso le strade del quartiere. Questa cerimonia annuale si tiene ogni terza domenica d’Agosto.

Enclavi italiane nel Massachusetts

 

La seconda grande concentrazione di italiani nell’area urbana di Boston fu il quartiere dell’East Boston, concentrato nella zona di Jeffries Point, alla dine settentrionale dell’isola, a Orient Heights, sempre a Boston, area urbana.
Le cittadine industriali quali Revere, Somerville, Medford, Chelsea, Everett e Malden attirarono un gran numero d’italiani. Nel cercare migliori condizioni di vita e case più confortevoli, fuggendo dai quartieri  cittadini congestionati, molti immigranti si spostarono nella zona suburbana di Boston. Revere nel 1915 contava ala maggioranza della popolazione italiana. Qui, infatti, Amedeo Casassa divenne senatore dello Stato nel 1922, popi successivamente il primo sindaco italo americano di una municipalità del Massachusetts, nel 1930.

Gli italiani con esperienza di pesca, soprattutto i siciliani,  si stabilirono nella zona a nord di Boston, lungo le coste del Massachusetts settentrionale: Salem, Swampscott, Marblehead e Gloucester. A Gloucester esiste  una delle più compatte comunità di pescatori siciliani, tanto che ogni anno vi si svolge a giugno la Festa dedicata a San Pietro, protettore dei Pescatori. La famiglia Burgatella già nel 1922 era proprietaria di un peschereccio.

Gli italiani trovarono impiego nelle urbanizzazioni dell’ovest del Massachusetts, nei lavori pubblici. Nel 1920 sorsero grandi comunità a Brighton, Newton, Waterton, Waltham, Framingham, Clinton e Milford. Quest’ultima cittadina – essendo un centro di cave di marmo  e di industrie della ceramica – attirò molti immigranti italiani specializzati.
Nei centri industriali a Nord di Boston quali Lawrence, Fitchburg, Leominster e Harvehill gli italiani trovarono impiego nell’industria tessile. E’ interessante anche la partecipazione e la leadership italiana nella lotta della storia dei lavoratori, durante gli scioperi a Lawrence, nelle fabbriche tessili. Nel 1912 la American Woolen Company decise di tagliare  i salari. I suoi impiegati risposero marciando fuori dalle fabbriche. Il management  usò ogni tipo di scusa e trucco per sconfiggere gli scioperanti, ma i lavoratori perseverarono e l’azienda fu costretta alla fine a soddisfare le modeste richieste.

Gli italiani furono attirati anche a Worcester, la seconda città del Massachusetts dopo Boston, nel cuore dello Stato, grazie alle opportunità nell’industria manifatturiera. Molti si stabilirono nella parte orientale della città, ed alcuni iniziarono piccole attività commerciali indirizzate principalmente alla clientela degli immigranti. Poi, gradualmente,  acquistarono una più ampia condiscendenza di clientela. Con il tempo la comunità italiana si è sviluppata dinamicamente in questa città industriale, servita che dalla propria chiesa acattolica, Our Lady of St.Carmel, da una scuola ed anche da una missione battista con un ministro religioso italiano.

Anche la zona meridionale di Boston ha accolto emigranti: South End,  Roxbury, Dorchester, Jamaica Plain e Hyde Park. Comunità italiane più importanti si sono insediate nella zona famosa per le sue cave di granito: Quincy, Brockton e Plymouth. Quincy, proprio per le cave ha impiegato un gran numero di tagliatori italiani; l’impiego è arrivato anche dai cantieri navali, dalle fabbriche e dalle ferrovie. La fabbriche calzaturiere di Brockton hanno assorbito molti italiani e a 50 miglia da Boston a Plymouth, l’impiego è stato nella fabbriche di cordame e nell’industria della pesca.
Un numero significativo di immigranti italiani si è dato all’agricoltura, alle piantagioni di frutta e verdura che forniscono i mercati regionali e urbani.

 

Religione e Feste

Gli italiani a Boston subirono anche lo svantaggio nel campo del culto religioso, poiché l’appartenenza alla chiesa cattolica insinuò nella mentalità dei protestanti un senso di profondo sospetto. Inoltre, gli irlandesi mantenevano un fermo controllo nell’ambito delle gerarchie ecclesiastiche istituzionali, essendosi insediati quale prima etnia cattolica d’immigranti. Ironicamente i legami religiosi comuni alle due etnie, l’irlandese e l’italiana, non hanno contribuito ad unirle. Questo si può spiegare con il diverso concetto del cattolicesimo tra i due gruppi, così come la pratica religiosa. Per gli irlandesi più pietistica, mentre per gli italiani più emozionale. In pratica i due gruppi hanno espresso la medesima fede in modi differenti, pertanto le relazioni tra italiani la Chiesa Cattolica a Boston sono state difficili sin dagli inizia. Basandosi su diverse dispute: dall’autonomia della chiesa, al controllo delle entrate, dall’assegnazione di preti italiani, all’uso della lingua italiana durante la messa. Inoltre gli italiani hanno sempre dimostrato  un estremo attaccamento dei propri parrocchiani ai propri santi ed usi e costumi regionali, nonché alle proprie cerimonie tradizionali. Poiché già gli irlandesi avevano dovuto lottare a lungo per ottenere una posizione dominante nella gerarchia ecclesiastica bostoniana, il controllo di questo potere rimaneva una questione d’orgoglio e di prestigio per l’intera comunità. E’ ovvio che le laedership cattolica di Boston fosse riluttante a determinate concessioni.
I diversi immigranti italiani sono comunque riusciti a stabilire nell’area del Greater Boston, circa una ventina di chiese con rito in lingua italiana, fin dai primi ani dell’immigrazione.
Nel North End la St.Leonard Church fu fondata nel 1879, la seconda chiesa italiana più antica di tutti gli Stati Uniti.
Ad East Boston, Somerville, Waltham, Framingham, Milford e Worcester sono state create chiese e ne avrebbero fondate altre se non fosse stato per l’opposizione della gerarchia ecclesiastica guidata. Dopo il 1907, dall’irriducibile Cardinale William O’Connell. L’attaccamento della comunità italiana alla Chiesa Cattolica ed alle istituzioni ha anche comportato lo sviluppo di molte istituzioni caritatevoli e filantropiche. Tra queste la Home of Italian Children a Jamaica Plain e la Don Orione Home a East Boston.
Le feste iniziarono nel North End già dagli inizi del XX secolo e venivano organizzate per onorare i santi patroni dei circoli northendiani. Negli anni ’30 si comunicò ad appendere luci elettriche alle bandierine decorative sugli archi tra i due estremi delle strade, quali ad esempio la North Street. Le serate erano occasione unica sia di venerazione religiosa sia di divertimento.Ancora oggi la tradizione continua e da Giugno fino a Settembre il North End festeggia praticamente ogni weekend, con il picco massimo durante il mese di Agosto. Alle feste si accompagna la gastronomia locale e le sfilate con le madonne o i santi portati a spalla dai credenti.