“Big Dig”

Dopo 18 anni ininterrotti di lavori il più grande, complesso e costoso progetto di ristrutturazione urbanistica degli Stati Uniti sta per giungere a compimento: un’impresa immensa, la cui portata è paragonabile a quella di alcune delle più straordinarie opere ingegneristiche del secolo scorso come la costruzione del Canale di Panama od il Tunnel sotto la Manica. Costato quasi 15.000 milioni di $, il progetto prevedeva la costruzione di un complesso sistema viario lungo più di 12 chilometri, di cui circa la metà sotterraneo. L’idea del “Big Dig” – il Grande Scavo – nasce esattamente nel 1969, quando l’allora Transportation Commisioner – Assessore ai Trasporti –, l’italo-americano Fred Salvucci, propose un sistema di tunnel sotterranei per ovviare all’annoso problema del traffico di Boston. Per la verità, qualche anno prima, nel 1959, era stata portata a termine una sopraelevata a sei corsie nota come The Central Artery – L’Arteria Centrale -, che passava proprio nel centro della città. La strada, tuttavia, oltre ad avere un impatto ambientale devastante, si rivelò ben presto insufficiente a supportare il sempre crescente traffico cittadino. Tredici anni dopo la proposta di Salvucci, nel 1982, si cominciarono a realizzare i primi studi di fattibilità sulla base della sua idea iniziale. Finalmente, nel 1987, furono superate le resistenze che l’amministrazione Reagan poneva al finanziamento del progetto e i lavori, con il nome ufficiale di Boston’s Central Artery and Tunnel Project – CA/T Project -,  poterono cominciare.

Gli ostacoli e le sfide che progettisti, ingegneri ed architetti si trovarono di fronte erano di portata epocale: per la prima volta negli Stati Uniti si cercò di realizzare un’opera pubblica di tale ampiezza senza influire pesantemente sulla vita dei cittadini: il costo economico di un’eventuale paralisi delle comunicazioni sarebbe stato insostenibile per Boston. La soluzione giunse sorprendentemente dall’Italia, dove erano state sviluppate delle “Barriere Idrauliche” – Slurry Walls -, in grado di delimitare e sostenere l’area di scavo, mantenendo contemporaneamente intatta la zona sovrastante. Furono affrontati anche altri problemi  complessi, come il superamento di larghi specchi d’acqua, la costruzione di tratti di tunnel sotto sezioni della metropolitana o la realizzazione di un sistema di ventilazione mastodontico, in grado di areare i 6 chilometri di strade sotterranee.

Il risultato è sotto gli occhi di chiunque si rechi a Boston: straordinario! A cominciare da quel capolavoro ingegneristico che risponde al nome di Leonard P. Zakim Bunker Hill Bridge. Realizzato dall’architetto svizzero Christian Menn, è il più grande ponte al mondo sorretto da funi, l’unico negli Stati Uniti ad essere costruito con un mix tra acciaio e cemento. È sostenuto da due torri di 90 metri a forma di Y rovesciata che ricordano la sagoma dell’Obelisco di Bunker Hill, monumento in memoria delle battaglie per l’indipendenza americana. Su di esso scorre una strada a 10 corsie, di cui 8 passanti sotto le “gambe” delle torri e 2 sospese sul lato Est. Questa particolarità conferisce al ponte la sua caratteristica ed unica struttura asimmetrica. È dedicato a Lenny Zakim, uno dei maggiori attivisti per i diritti civili di Boston. Infine, la sua forma particolare con i cavi portanti che discendono dalle torri ricorda una nave a vele spiegate, rievocando in questo modo la tradizione marinara della città: un vero ponte tra passato e futuro.

Inaugurato già nel 1995, il Ted Williams Tunnel connette South Boston al Logan Airport. È un canale sotterraneo che scorre sotto le acque della Baia di Boston per circa la metà della sua lunghezza (più di 2,5 Km). Per costruirlo è stato necessario depositare all’interno di una trincea scavata nel fondale della Baia una dozzina di enormi tubi d’acciaio, ciascuno dei quali più lungo di un campo da calcio.

Infine la costruzione del Tunnel della I-93, sotto alla vecchia sopraelevata, è stato resa possibile solo dopo aver risolto problemi enormi: si è dovuto procedere allo spostamento di decine di chilometri di infrastrutture sotterranee, che garantivano il funzionamento della rete fognaria, di quella elettrica e di quella telefonica, nonché il rifornimento di acqua potabile e di gas per uso domestico. La stessa sopraelevata è stata puntellata e rinforzata in modo da garantirne la percorribilità durante gli scavi. Quando finalmente il Tunnel è stato aperto al traffico, nel 2003, l’odiata  vecchia Central Artery  è stata abbattuta per la soddisfazione di tutti i bostoniani, che mai avevano digerito quell’orrendo squarcio di cemento che sventrava il cuore della loro città.

Una volta terminati tutti i lavori in corso, la nuova Arteria Centrale sarà costituita da una strada ad alta percorrenza di 8-10 corsie in grado di sostenere agevolmente un traffico quotidiano di 245.000 vetture, rispetto alle 6 corsie ed alle 75.000 automobili di quella vecchia. Nonostante l’aumento del volume del traffico, l’emissione di monossido di carbonio sarà ridotta del 12%, grazie alla maggiore scorrevolezza garantita dalla nuova arteria. L’abbattimento della vecchia sopraelevata ha permesso il recupero di più di 120 ettari di aree urbane. La maggior parte di queste sono state destinate a parco: nel 2004 è stata inaugurata la Rose Kennedy Greenway, una serie di giardini pubblici che si estendono prevalentemente lungo il vecchio tracciato della sopraelevata. Altri importanti interventi sono stati apportati nelle aree attorno al Charles River, al Fort Point Channel e al Fronte del Porto, con la realizzazione di aree verdi e zone pedonali. La Spectacle Island, utilizzata fino a poco tempo fa come discarica e pericolosa fonte d’inquinamento per la Baia di Boston, è stata bonificata e recuperata tramite la realizzazione di due spiagge, la costruzione di più di 8 chilometri di sentieri e l’impianto di più di 28.000 alberi, arbusti e piante: quando anche i lavori per il molo ed il Visitor Center saranno completati, l’isola diventerà una delle maggiori attrazioni della Boston Harbor Islands National Park Area.

Infine, durante la realizzazione della nuova Arteria Centrale, sono stati portati alla luce elementi della storia di questa città che risalgono ai primi Nativi e all’epoca della colonizzazione del New England. Prima di iniziare i lavori, un team di archeologi ha condotto scavi nelle aeree d’interesse del CA/T Project, come da Legge del 1966 che Protegge e Preserva la Storia Nazionale, per qualsiasi progetto pubblico della città e dello Stato del Massachusetts. I ritrovamenti si sono dimostrati così interessanti che 4 tra i 12 luoghi selezionati sono stati registrati nel National Register of Historic Places of America: Spectacle Island, il Mill Pond nel quartiere del North End ed il Paddy’s Alley e la Cross Street Back Lot sempre nel medesimo quartiere. I recenti ritrovamenti testimoniano dell’arrivo in canoa dei Nativi sull’isola di Spectacle nel 500 d.C. Gli altri siti hanno invece fornito reperti storici risalenti all’epoca coloniale così importanti da permettere la ricostruzione dei percorsi commerciali ed economici della Boston del 1720. Il rinvenimento di una monetina Irlandese di mezzo penny datata 1783 rappresenta una vera curiosità storica: poiché non esistevano “half-penny” nel 1783 la moneta deve essere stata una contraffazione, forse un piano di sabotaggio contro il monopolio economico dei coloni inglesi o, più semplicemente, un tentativo maldestro di ingenui falsari. Alcuni dei reperti raccolti sono ora esposti presso il Commonwealth Museum at the Massachusetts Archives in una mostra intitolata: “Highway to the Past, the Archeology of the Central Artery”.

Il Big Dig è uno dei più ambiziosi esperimenti di ristrutturazione urbanistica mai realizzato al mondo. Il progetto è riuscito a coniugare in una sintesi armonica le diverse e talvolta contraddittorie esigenze di funzionalità, sostenibilità e miglioramento della qualità della vita dei cittadini. Negli ultimi anni il volto di Boston è drasticamente cambiato ed offre ai suoi abitanti ed ai viaggiatori una città ancora più accogliente, fiera delle sue tradizioni storiche, ma anche proiettata verso il futuro con un’attenzione tutta contemporanea verso i problemi dell’ambiente e della vivibilità.